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07 Ott 2013

Il territorio del GAL

07 Ott 2013

Il territorio del GAL OLD

ACQUAVIVA DELLE FONTI
Le sue origini risalgono al VII secolo d.C. Le sorgenti perenni, esistenti nel luogo in cui fu costruita, hanno dato origine al nome di Acquaviva delle Fonti. Subì l’invasione dei Saraceni, che la devastarono per ben due volte. Nel Medioevo vi dominarono i Normanni, che la fortificarono con un castello. Successivamente fu feudo dei Del Balzo, degli Acquaviva d’Aragona conti di Conversano, dei Colonna, degli Spinelli e dei De Mari. Questi ultimi costruirono, verso la fine del XVII secolo, sui ruderi dell’antico castello normanno, il cosiddetto “Palazzo del Principe”, un magnifico esempio di stile barocco. Nel 1799 venne assediata e saccheggiata dalle truppe del cardinale Ruffo e si distinse per l’eroica difesa dei suoi cittadini. Nel corso dell’Ottocento la cittadina progredì economicamente grazie alla fertilità del territorio di cui s’avvantaggiarono le cospicue attività agricole. Il Novecento fu inaugurato da un avvenimento che incise sulla futura vita economica e sociale: il 26 aprile del 1909 iniziarono i lavori di costruzione dell’Edificio Monumentale dell’Opera Pia Spedale Miulli – costituita nei secoli precedenti come istituzione ecclesiastica e dotata economicamente nel Settecento dal lascito testamentario dell’avvocato Francesco Miulli – e terminarono il 1915. Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale l’ospedale, ingrandito e ammodernato, ha soddisfatto un’utenza sempre più pluriregionale e ha assorbito la grande maggioranza dell’occupazione della città, diventandone la principale risorsa, seguita dall’industria e dall’agricoltura. Ha dato i natali a Colantonio Felci, che nel 1594 cacciò i Turchi da Taranto, e Francesco Antonio Pepe, giurista, che morì durante i moti del 1799.

SIto istituzionale: http://www.comune.acquaviva.ba.it/

 

CASAMASSIMA
Le origine del comune sono ancora oggetto di dibattito. C’è chi partendo dalle qualificanti testimonianze offerte dai mehnir, dalle specchie e dalle grotte carsiche sostiene un’origine preistorica del centro urbano, e chi la fa risalire all’epoca romana ritenendola fondata , da Fabio Massimo, il Temporeggiatore, un politico e un guerriero romano nato nel 273 a.C. e morto nel 203 a.C. (cfr. Sante Montanaro, “Casamassima nella storia dei tempi” volumi I, II, III, IV, Bari – edizioni Levante 1994, 1997, 2000). Certamente, invece, Il feudo di Casamassima sorse in epoca normanna su un precedente insediamento religioso bizantino. Appartenne ai vari feudatari dell’importante cittadina di Conversano. Nel Seicento fu acquistata dal conte di Mola; successivamente fu dei De Ponte e, fino all’Ottocento, dei Caracciolo. Dopo l’Unità progredì nelle attività economiche ed ebbe un cospicuo sviluppo urbanistico e demografico. Durante la Seconda Guerra Mondiale, dal 1943 al 1945, il suo territorio ospitò le armate alleate; i Polacchi dell’VIII Armata costruirono un grande cimitero, nel quale riposano mille salme di caduti. Nella seconda metà del Novecento ha conosciuto uno straordinario sviluppo agricolo e, negli ultimi decenni del secolo, il suo territorio è diventato sede di uno dei più importanti poli commerciali del Mezzogiorno, che tuttavia hanno marginalizzato il ruolo della città.

Sito istituzionale: http://comune.casamassima.ba.it/

 

CONVERSANO
Centro peuceta, di cui rimangono i resti delle mura megalitiche, è citata nei più antichi documenti con il nome di Norba (IV-III sec. a.C.). Nel Medioevo prese il nome di Cupersanum: passò dai Bizantini ai Longobardi di Benevento (secolo VII), che la fortificarono. Ritornata, nell’899, sotto i Bizantini, fu possesso dei principi di Salerno: conte Goffredo D’Altavilla. Successivamente la contea passò ai Brienne, agli Enghien, i Lussemburgo, gli Orsini, e, infine, agli Acquaviva D’Aragona, che la tennero fino all’Ottocento. Divenuta libero comune, partecipò attivamente ai moti risorgimentali. Dopo l’Unità d’Italia, mutati i rapporti di proprietà nelle campagne, ebbe una florida attività agricola e, grazie allo sviluppo di nuovi ceti sociali, rinnovò le strutture artigiane e commerciali. Nell’immediato Dopoguerra prosperò con l’insediamento di numerose piccole e medie industrie nei settori agroalimentari e entrò nel novero delle cittadine italiane più importanti per la produzione di ciliegie. Di pari passo sviluppò un’intensa vita culturale, che dalla seconda metà degli anni Settanta si è avvalsa della nascita di una delle più importanti emittenti televisive private del Mezzogiorno. Nell’ultimo decennio del Novecento ha visto un sorprendente sviluppo delle produzioni ortofrutticole, con un notevole incremento dell’esportazione verso i mercati europei.

Sito istituzionale: http://www.comune.conversano.ba.it/it/home/



MOLA DI BARI
Fin dalle sue remote origini, che pare risalgano all’epoca greco-romana, la storia della cittadina è legata al mare, principale fonte di reddito. Il suo porto ebbe una particolare importanza durante il periodo delle Crociate, allorché fu utilizzato per l’imbarco delle truppe in partenza per l’Oriente. Il borgo medioevale sorse nel XII secolo intorno al Castello angioino, ampliato e restaurato nel corso dello stesso periodo. E sempre il porto e la relativa redditizia pescosità del suo mare, in epoche successive, attirarono avide orde di Barbari e Saraceni, che invasero la città e, ripetutamente, la saccheggiarono. Il suo splendore decadde, e la città rapidamente si spopolò. Fino a quando, gli Angioini, intuendo l’importanza strategica del luogo e la ricchezza delle sue risorse agricole e marinare, cinsero di nuove mura la città e ne agevolarono il ripopolamento con qualche centinaio di famiglie e un centinaio di soldati. Nel 1200 vi fu eretta la cattedrale di San Nicola. La città, dopo essere stata occupata dai Veneziani tra il 1445 e il 1508, fu feudo dei Maramaldo, dei Toraldo e dei Carafa; diventò territorio demaniale, alle dirette dipendenze della Camera Reale di Napoli, che apportò un discreto benessere economico. La tenacia e l’intraprendenza dei Molesi si manifestarono, successivamente, agli inizi del Novecento, quando, per la grave crisi che aveva colpito l’Italia e specialmente il Mezzogiorno, iniziò l’emigrazione verso le Americhe. La città ne risentì parecchio. Anche se, con le rimesse degli emigrati, l’economia cittadina si risollevò notevolmente.

Sito istituzionale: http://www.comune.moladibari.ba.it/



NOICATTARO
Di origine molto antica – nella zona sono state rinvenute tombe con suppellettili del VII secolo a. C. – è menzionata dal Medioevo con il nome di Noja. Prese l’attuale denominazione nel 1863: da Nohe e Katry (o Cattaro), il vicino villaggio abitato da profughi dalmati, distrutto nell’anno Mille. Nel Duecento fu eretto il suo più importante edificio di culto, la matrice di Santa Maria della Pace. Nel 1472 fu proclamata patrona cittadina la Vergine del Carmelo, per la quale gli abitanti conservano una particolare devozione. Nel Seicento fu infeudata ai Carafa, ai quali subentrarono i Borbone. Fu il secolo della “grande peste”, che qui ebbe tragiche ripercussioni demografiche, economiche e culturali: per il timore del contagio, attorno alla città fu stretto un rigido cordone sanitario e il re di Napoli ordinò che fosse bruciato tutto ciò che era venuto a contatto con il morbo, per cui andò persa anche buona parte del patrimonio artistico. Nel Settecento soffrì una terribile invasione di cavallette e un periodo di alluvioni e gelate. L’Ottocento la vide protagonista di associazioni antiborboniche. Divenuto comune autonomo dopo l’Unità d’Italia, progredì rapidamente in ogni ramo economico, ma soprattutto nelle attività agricole. Intorno agli anni Venti del Novecento gli ingegnosi agricoltori realizzarono i primi impianti di vite a tendone, per la produzione dell’uva da tavola, che avrebbe rappresentato la principale risorsa cittadina, grazie anche alla perforazione di pozzi artesiani per usi irrigui e a una continua ricerca tecnologica e genetica. Negli ultimi decenni del Novecento è diventata una delle città più importanti d’Italia per la produzione e l’esportazione di uva da tavola. Ha dato i natali ai pittori Giambattista Vinacci, del Seicento, e Giuseppe De Mattia, dell’800; al drammaturgo Davide Gallo, del Seicento; allo scienziato Nicola Pende (1880-1970), che avviò i primi studi sulle ghiandole endocrine e gli ormoni; al letterato Sebastiano Tagarelli (1900-1983).

Sito istituzionale: http://www.comune.noicattaro.bari.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx



RUTIGLIANO
In un territorio frequentato dal neolitico (circa 8mila anni fa) è d’origine apula, e fu abitata dalle popolazioni di due villaggi scomparsi tra il VII secolo d.C. e il Medioevo, il più importante dei quali fu Azetium, che batteva moneta con la scritta Azetinon. Raggiunse il suo massimo splendore nel Medioevo. Nel Trecento appartenne al Capitolo della Cattedrale di San Nicola di Bari, che conservò il diritto feudale fino alla soppressione del feudalesimo, avvenuta nel 1806 con le leggi napoleoniche. Dopo l’Unità d’Italia fu importante centro artigiano e agricolo, noto per la lavorazione della terracotta e per la produzione di uva da tavola.
Gli ultimi anni del Novecento sono stati ingegnosamente dedicati alla ricerca tecnologica e genetica applicata alla coltivazione delle uve da mensa, che hanno conquistato vasti mercati d’Europa.
L’intero territorio ricade, secondo la classificazione e i dati di riferimento proposti dal PSR, nelle macro-aree B “area rurale ad agricoltura intensiva specializzata” e C “aree rurali intermedie”; il territorio si presenta omogeneo per caratteristiche insediative e produttive, i Comuni del GAL Sud Est Barese partecipano solo al presente PSL e sono geograficamente contigui. Infine, con riferimento ai dati ufficiali ISTAT 2006 presi in considerazione dall’avviso pubblico per la selezione dei DST, l’ambito di pertinenza del GAL raccoglie una popolazione inferiore ai 150.000 abitanti posto come limite superiore dal relativo avviso pubblico.

Sito istituzionale: http://www.comune.rutigliano.ba.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx

 

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