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RUTIGLIANO


MAPPA

 

STORIA

 

In un territorio frequentato dal neolitico (circa 8mila anni fa) è d’origine apula, e fu abitata dalle popolazioni di due villaggi scomparsi tra il VII secolo d.C. e il Medioevo, il più importante dei quali fu Azetium, che batteva moneta con la scritta Azetinon. Raggiunse il suo massimo splendore nel Medioevo. Nel Trecento appartenne al Capitolo della Cattedrale di San Nicola di Bari, che conservò il diritto feudale fino alla soppressione del feudalesimo, avvenuta nel 1806 con le leggi napoleoniche. Dopo l’Unità d’Italia fu importante centro artigiano e agricolo, noto per la lavorazione della terracotta e per la produzione di uva da tavola.
Gli ultimi anni del Novecento sono stati ingegnosamente dedicati alla ricerca tecnologica e genetica applicata alla coltivazione delle uve da mensa, che hanno conquistato vasti mercati d’Europa.
L’intero territorio ricade, secondo la classificazione e i dati di riferimento proposti dal PSR, nelle macro-aree B “area rurale ad agricoltura intensiva specializzata” e C “aree rurali intermedie”; il territorio si presenta omogeneo per caratteristiche insediative e produttive, i Comuni del GAL Sud Est Barese partecipano solo al presente PSL e sono geograficamente contigui. Infine, con riferimento ai dati ufficiali ISTAT 2006 presi in considerazione dall’avviso pubblico per la selezione dei DST, l’ambito di pertinenza del GAL raccoglie una popolazione inferiore ai 150.000 abitanti posto come limite superiore dal relativo avviso pubblico.

ARTE

 

Rutigliano (Retegghiéne in dialetto) è situata a circa 20 km dal capoluogo pugliese, sui primissimi rilievi delle Murge e conta 18.108 abitanti. Riguardo al nome sono state avanzate due ipotesi: dal nomen della gens Rutilia, una famiglia di Roma antica; o dall'aggettivo latino rutilus che significa "fulvo, rossiccio", quindi con il significato di Città della terra rossa come spesso è definita per via del contado ricco di terre rosse, suoli residuali, con presenza accentuata di frazione calcarea ed argillosa. Il centro è noto come "Città dell'Uva" per la produzione su larga scala di pregiate varietà da tavola (Uva Italia, Vittoria e Red Globe). Nel mezzogiorno è, inoltre, conosciuta quale capitale dei "Fischietti in Terracotta" per la tradizionale attività figulina praticata sin dal neolitico. Passeggiando nelle vie del centro si nota subito la Torre normanna che svetta incontrastata nello skyline cittadino. Il castello normanno fu fatto demolire nel 1618. Sopravvivono soltanto due delle originarie quattro maestose torri normanne quadrandolari, di cui una quasi intatta. Rimane ancora integro il portale di accesso alla corte che invece risulta molto manomessa. La Torre Normanna è formata da più piani sovrapposti fino al terrazzo sovrastante ed è di proprietà privata della famiglia Antonelli, per eredità ricevuta dalle estinte famiglie Torres e Ribera. E’ possibile visitarla internamente, in alcuni periodi dell'anno, sotto la guida delle associazioni archeologiche locali. Sempre nel centro storico è ubicata la Chiesa collegiata di Santa Maria della Colonna e San Nicola, consacrata nel 1108. Più volte ristrutturata, conserva all'esterno il primigenio campanile romanico, munito di trifore e un portale la cui architrave riporta un bassorilievo dell'XI secolo raffigurante il Cristo tra gli apostoli. Nell'interno a tre navate, che si caratterizza per la successiva cupola barocca, si conservano il leggio marmoreo recante l'iscrizione ‘Ugo filius asgot dinasta fundatur’ e il simbolo della famiglia Bassavilla (diventato poi stemma cittadino), l'icona trecentesca della Madonna delle Grazie, alcuni affreschi perimetrali e un polittico di Antonio Vivarini del tardo XV secolo. Al Settecento risalgono il coro ligneo, l'organo a 24 canne e alcune tele di Domenico Carella e Samuele Tatulli. L'attiguo archivio capitolare custodisce atti e documenti della chiesa a partire dal Seicento. Molto bello anche il Santuario del Santissimo Crocifisso, sede di una esigua fraternità francescana, con annesso convento. Il Santuario custodisce la scultura lignea realizzata dall'artista gallipolino Vespasiano Genuino attorno al 1630 e raffigurante Cristo in croce. A detto Crocifisso di pregevole fattura è legata una curiosa leggenda circa il suo approdo a Rutigliano e gli sono attribuiti svariati miracoli legati essenzialmente alla fine della siccità.
Le campagne rutiglianesi sono costellate di bellissime masserie, consigliamo fra queste una visita a Masseria Panicelli, una masseria fortificata del XV secolo che appare in forma di castello con i suoi quattro bastioni perimetrali a scarpa e l'accesso ai vani signorili con scala che ha sostituito il ponte levatoio.

NATURA

 

La Lama Giotta, solco erosivo più meridionale tra quelli che partendo dalla Murgia confluiscono verso il centro urbano di Bari, presenta il suo tratto più interessante e maggiormente inciso nel territorio di Noicàttaro, dopo aver attraversato l’area di Turi e Rutigliano; molto interessante per la presenza di tracce dell’antica frequentazione antropica risalente al periodo Neolitico, risulta particolarmente importante come habitat per numerose specie di uccelli, rettili, anfibi e micro mammiferi.

La Lama San Giorgio con le sue antiche vestigia, i terrazzamenti con muri a secco, la chiesetta e l’eremo di San Vincenzo ed un antico tratturo, attraversa i comuni di Casamassima, Rutigliano e Noicàttaro. La lama costituisce una vera micro regione ambientale nella quale sono presenti specie vegetali ed animali uniche al mondo ed a rischio di estinzione, come le orchidee.

Il territorio offre interessanti percorsi archeologici. I comuni del GAL, oltre ad essere collegati dai corridoi verdi delle lame, sono ben saldati fra loro da una storia che rimanda a millenni passati e lascia reperti suggestivi. Le varie città affondano le proprie radici in villaggi che fin dal neolitico, lungo lame e doline, crescevano, trasformandosi in centri dominanti che divennero le città peucete di Azetium e Castiglione. Nell’ormai scomparsa città di Azetium, sita nel territorio di Rutigliano, è riscontrabile un insediamento ininterrotto dal Bronzo Finale, per tutta l'età antica, fino all'alto Medioevo: la documentazione più antica dell'insediamento è costituita da ceramica d'impasto, risalente all'ultima fase dell'età del Bronzo. Le sue mura, larghe fino a 5 metri, oltre a fare da naturale fossato di difesa all’antica città, permettono di visitare alcune grotte come la piccola grotta di Lama Giotta Mosca.

Tra i fenomeni carsici riferibili al territorio di Rutigliano, si segnalano, a valle del sito neolitico dell'Annunziata, le Grotte di Britti mentre tra le aree verdi il Bosco delle Fate.

 

ARTIGIANATO

 

LA TERRACOTTA

TERRITORIO DI RIFERIMENTO

terracotta-1La terracotta si ottiene dalla essiccazione e dalla cottura in forno dell´argilla, precedentemente modellata. E´ antichissima la consuetudine di modellare in argilla oggetti di uso quotidiano e rituale, vasellame, mattoni e statuette votive. Nel sud-est barese, Rutigliano è famosa per la tradizionale attività figulina, praticata sin dal neolitico, ed oggi legata ai tegami di creta per la cottura di vivande e la produzione dei tipici "fischietti" in terracotta: ad essi è dedicata la tradizionale "Fiera del Fischietto in terracotta Città di Rutigliano" che si tiene il 17 Gennaio di ogni anno in occasione della festa liturgica di Sant'Antonio Abate.

 

MATERIALI

La terra non solo è la materia più comune, sicura e facile da usare ma è anche la più amica dell'ambiente. E’ stata, altresì, la prima materia di cui l'uomo ebbe idea di servirsi, quando, svegliandosi in lui il senso d'arte, volle riprodurre le forme degli esseri viventi o delle cose che colpivano la sua fantasia. E con la fantasia, tramandava, nei secoli del mito di Pandora, modellata da Efesto nella terra umida, e quello di Prometeo che nell'argilla forma l'uomo. Le prime testimonianze risalgono al periodo Neolitico e accompagnano lo sviluppo delle civiltà preistoriche. Apprezzata dagli Etruschi e in epoca romana, la terracotta fu ‘riscoperta’ e impiegata in larga scala nel Rinascimento. Filippo Brunelleschi fu il primo architetto che richiese per i propri edifici rilievi plasmati in terracotta.

 

TECNICHE DI LAVORAZIONE

I famosi “fischietti di Rutigliano” sono manufatti di terracotta dipinti a mano raffiguranti personaggi famosi e scene di vita comune: le fattezze dei fischietti rappresentano, in forma caricaturale, personaggi famosi e situazioni buffe tratte dalla vita quotidiana al fine di donare allegria a chi li guarda e a chi li utilizza per fare fracasso. Le riproduzioni più classiche sono quelle che rappresentano il politico, l’esattore delle tasse, il carabiniere, l’ecclesiastico ubriaco; con questi si prendono in giro i personaggi più in vista della città. Molto diffuse sono anche le rappresentazioni di soggetti zoomorfi, comunemente animali domestici fra i quali il galletto è l’animale maggiormente rappresentato da sempre, tanto che il fischietto più antico ritrovato, risalente all’età medioevale, raffigura appunto un galletto. La tradizione vuole che, durante la festa di Sant’Antonio Abate, ogni fidanzato regali alla sua amata un piccolo fischietto a forma di galletto simbolo di virilità.

 

IL FISCHIETTO DI TERRACOTTA (fiscaluru)

TERRITORIO DI RIFERIMENTO

fischietti-1Nel territorio del GAL Sud-Est Barese, Rutigliano è famosa per la tradizionale attività figulina, praticata sin dal neolitico ed oggi legata ai tegami di creta per la cottura di vivande e la produzione dei tipici "fischietti" in terracotta: ad essi è dedicata la tradizionale "Fiera del Fischietto in terracotta Città di Rutigliano" che si tiene il 17 Gennaio di ogni anno in occasione della festa liturgica di Sant'Antonio Abate. Cercate d'immaginare con gli occhi della vostra mente l'imbarazzo di un pastore errante che sta facendo ritorno a casa senza più fiato, senza il suo cappello e senza le sue pecore. Lui cerca di escogitare qualcosa sfruttando le sue mani, le unghie, le labbra e scotendo la lingua: ma non sa fischiare. Un pastore che non sa fischiare non è un uomo. Arguzia ed abilità hanno dato, così, vita ad un fischietto di terracotta, chiamato "fiscaluru" nel locale dialetto. E’ composto da un "biscotto" d'argilla posto alla base di un cono di terracotta, ospita sul lato più lungo una fessura di 1 cm con all'interno due piccoli buchi collegati fra loro. Così, riuscendo semplicemente a fischiare, l'abile lavoratore d'argilla, detto "figulo", riuscì a dimostrare a tutti che anch'egli era un vero uomo.

 

MATERIALI

I famosi “fischietti di Rutigliano” sono manufatti di terracotta dipinti a mano raffiguranti personaggi famosi e scene di vita comune: le fattezze dei fischietti rappresentano, in forma caricaturale, personaggi famosi e situazioni buffe tratte dalla vita quotidiana al fine di donare allegria a chi li guarda e a chi li utilizza per fare fracasso. Le riproduzioni più classiche sono quelle che rappresentano il politico, l’esattore delle tasse, il carabiniere, l’ecclesiastico ubriaco; con questi si prendono in giro i personaggi più in vista della città. Molto diffuse sono anche le rappresentazioni di soggetti zoomorfi, comunemente animali domestici fra i quali il galletto è l’animale maggiormente rappresentato da sempre, tanto che il fischietto più antico ritrovato, risalente all’età medioevale, raffigura appunto un galletto. La tradizione vuole che, durante la festa di Sant’Antonio Abate, ogni fidanzato regali alla sua amata un piccolo fischietto a forma di galletto simbolo di virilità.

 

TECNICHE DI LAVORAZIONE

fischietti-2L'odierna tecnica di costruzione dei fischietti si rifà alle tecniche artigianali della Roma classica e del mondo Ellenico; il primo fischietto della storia fu ritrovato a Castiello e risale al IV secolo. Il processo di realizzazione dei fischietti ha inizio con la lavorazione dell'argilla (di cui Rutigliano è ricca) pressata in due stampi di gesso che vengono sovrapposti. Quando si raggiungono le ottimali condizioni di umidità ed il giusto grado di pressione, lo stampo può essere aperto. A questo punto per ultimare il fischietto occorre usare un bastoncino di legno che permette di controllare se il fischietto funziona. Esso è quindi sottoposto a cottura anche per quattro giorni. Una volta raffreddatosi, può essere colorato con tinte brillanti.

 

LA PIETRA

TERRITORIO DI RIFERIMENTO

pietra-1Il territorio della Murgia, termine che significa roccia affiorante, è ricco di pietra scavata dall’acqua, terra strappata alla pietra calcarea. Il territorio del GAL Sud Est Barese è caratterizzato dalla presenza di lame, siti archeologici e grotte. Le lame costituiscono in genere dei micro ambienti molto favorevoli all'antropizzazione, per la presenza di acqua, di terreni particolarmente fertili, di un microclima temperato e perché costituiscono vie di comunicazione naturali. La Lama Giotta, solco erosivo più meridionale tra quelli che partendo dalla Murgia confluiscono verso il centro urbano di Bari, presenta il suo tratto più interessante, e maggiormente inciso, nel territorio del Comune di Noicattaro, dopo aver attraversato l’area dei Comuni di Turi e Rutigliano, territorio a sua volta attraversato dalla lama di Mosca (tratto iniziale di lama Giotta), a nord del centro abitato, e lama dell'Annunziata, a sud del centro urbano, importanti connessioni ecologiche tra le aree interne e la costa. Le due lame costituiscono le uniche aree relitte dell’originario paesaggio naturale dell’area. Fra i siti archeologici: l'antica città di Azetium, unica area, sita nel comune di Rutigliano, in cui è riscontrabile un insediamento ininterrotto dal Bronzo Finale, per tutta l'età antica, fino all'alto Medioevo e l’area di Curtomartino, giacimento archeologico risalente al Paleolitico sito nel territorio di Acquaviva delle Fonti, che costituisce un caso assolutamente unico in questo territorio e nella Murgia in generale.

 

MATERIALI

pietra-2La pietra calcarea caratterizza il territorio del GAL Sud Est Barese e del territorio pugliese in generale. Pietra antica che conserva la sua autenticità e che grazie alla sua storia e alla sua nobile conservazione risulta essere un materiale unico, utile ed affascinante grazie all'emozione che trasmette di ritornare al passato ed immortalare la storia. I banchi calcarei superficiali della pietra, più morbidi, sono utilizzati per l'estrazione di pietra da utilizzare per realizzare sculture e decorazioni.

 

TECNICHE DI LAVORAZIONE

pietra-3Le mani sapienti degli artigiani con uno scalpellino trasformano la pietra in opere d’arte che caratterizzano l’artigianato artistico tipico del territorio del GAL Sud Est Barese.
Negli ultimi anni si è assistito ad un ritorno d’interesse alla lavorazione di questo materiale, sia per l’architettura che per gli oggetti di artigianato. La lavorazione avviene ancora quasi interamente a mano con metodologie tramandate da generazioni, con l'utilizzo di vecchi arnesi di lavorazione quali scalpello, sega, pialla e raspa, lasciando all'abilità dell'esperto artigiano e alla sua creatività, l'elaborazione di oggetti unici nel suo genere, dai portacenere ai tavolini, fino alle sculture.

 

 

PRODOTTI TIPICI

 

L'UVA (l'uve)

TERRITORIO DI RIFERIMENTO

uvaConsiderata dagli antichi il cibo degli Dei per via della sua difficile tecnica di coltivazione, l’uva da tavola ha da sempre accompagnato l’evoluzione dell’uomo. In Puglia le prime coltivazioni risalgono a più di mille anni fa, attestando in particolare il sud est barese come una delle aree geografiche a più alta vocazione vitivinicola. 
Oggi sono diverse le varietà coltivate nel territorio, in particolare nell’area tra Noicattaro, Rutigliano e Conversano. Le varietà più diffuse sono la Regina, la Black Magic, la Red Globe e la Victoria, ciascuna con importanti radicamenti storico culturali. Tra le diverse cultivar tuttavia la più famosa è indubbiamente quella Italia, un’uva bianca con semi caratterizzata da un grappolo grande del peso medio di circa 800-900 grammi di colore giallo. Si conserva bene sulla pianta con copertura di film di plastica e la sua commercializzazione avviene dall’inizio della seconda decade di agosto fino a metà gennaio.

 

PROPRIETÀ NUTRIZIONALI

L'uva pugliese, in particolare la qualità Italia, è estremamente digeribile e possiede numerose proprietà terapeutiche, svolgendo un'azione lassativa e diuretica, utile per combattere dispepsia, emorroidi, calcolosi urinaria e delle vie biliari. Attiva inoltre le funzioni epatiche, facilitando la digestione e contribuisce a ridurre il livello di colesterolo nel sangue e ad eliminare l'acido urico. L'uva si consuma fresca o nelle macedonie, può essere inoltre utilizzata nella preparazione di dolci, marmellate, gelatine e sorbetti.

 

RICETTARIO

torta-uva-biancaTORTA DI UVA BIANCA

INGREDIENTI

  • 500 gr. di uva bianca
  • 300 gr. di farina
  • 100 gr. di zucchero
  • 70 gr. di olio
  • 200 gr. di latte
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito in polvere per dolci
  • 1 bustina di zucchero a velo
  • scorza di limone grattugiato q.b.
  • 1 pizzico di sale

PROCEDIMENTO

Tagliate gli acini di uva bianca per il lungo e aiutandovi con la punta di un coltello eliminate i semini. In una terrina a parte montate con un frullino elettrico le uova con lo zucchero e un pizzico di sale che aiuterà il composto a montare. Il composto è pronto quando scrive, quando cioè sollevando le fruste si crea un filo uniforme di composto. Aggiungete la farina e il lievito setacciati inglobandoli lentamente nel composto. A questo punto aggiungete il latte, l'olio, la buccia del limone grattugiata finemente e frullate ancora il tutto con il frullino elettrico. Dopo aver imburrato e infarinato una teglia da 26 cm. versate dentro il preparato e inserite gli acini di uva bianca leggermente dentro alla torta in modo che rimangano fuori a metà. Preriscaldate il forno a 180° e lasciate cuocere la torta per 30 minuti circa. Non tutte le ricette di frutta per la torta di uva bianca richiedono lo zucchero a velo: se lo aggiungete a fine cottura sarà una golosità in più.

 

VIRTUAL TOUR

 

 

 

 

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