In un itinerario enogastronomico pugliese non si può non passare da Noicàttaro (Nou in dialetto) che con i suoi 25.999 abitanti, 1.782 aziende agricole e 3.299 ha di superficie agricola, è il centro italiano di produzione e trasformazione dell'uva da tavola con maggiore esportazione. Di origine molto antica (sono state rinvenute tombe con suppellettili del VII secolo a. C), è menzionata dal Medioevo con il nome di Noja. Prese l’attuale denominazione nel 1863 da Nohe e Katry (o Cattaro), il vicino villaggio abitato da profughi dalmati, distrutto nell’anno Mille.
Il centro antico nojano ha la conformazione di un cuore ed è tutto raccolto intorno alla Collegiata di Santa Maria della Pace (chiesa matrice), eretta in epoca normanno-sveva in stile romanico pugliese. La facciata monocuspide conserva due portali centinati dalle cornici riccamente scolpite ed è fiancheggiata a sinistra dal bel campanile alto 33 metri a monofore e bifore romaniche con archivolti ogivali. All'interno della Collegiata si possono ammirare le tre navate divise da colonne con capitelli intagliati, la cappella del SS. Rosario, con i due pilastri antistanti scolpiti con i profili di due soldati dell'epoca, lo splendido coro ligneo realizzato in massello di noce risalente al 1544, un Crocifisso ligneo policromo del '400, il soffitto plafonato del pittore Michele Sparavilla del 1892 che copre le capriate del tetto, l'affresco bizantineggiante di San Giovanni Evangelista, il ciborio in pietra leccese del 1544, l'altare maggiore in marmo con l'immagine della Madonna della Pace raffigurata dal pittore Umberto Colonna. Il borgo antico è caratterizzato da stradelle e viuzze, scale esterne e camini in muratura che svettano verso l'alto. Le abitazioni, costituite da un'architettura molto povera, sono in pietra viva o tufo e, per la maggior parte, si sviluppano sotto il livello stradale. Ogni tanto l'intrico di stradine si apre in piccole piazze (Largo Pagano) e non passano inosservate le innumerevoli edicole votive, simboli di un popolo molto devoto ai propri santi. Da menzionare tra queste edicole votive quella della Madonna delle Grazie che dà il nome all'omonimo rione.
Appena fuori dal centro storico si apre piazza Umberto I, la più importante piazza della cittadina. Lo slargo non conserva più la sua forma originaria a causa di una ristrutturazione che comportò, nel 1973, l'abbattimento di alcuni palazzi storici e la distruzione di una chiesa cinquecentesca. Attualmente, vi si possono ammirare la torre dell'orologio (1832), la chiesa di Maria SS. Immacolata detta anche "dei Foresi" e un'edicola votiva finemente lavorata con stucchi e adornata da una piccola balconata dov'è presente una statua in cartapesta della protettrice del paese. Sono visibili dalla piazza anche il portale d'ingresso del Castello, sovrastato dallo stemma araldico ducale quadripartito, e quello delle scuderie di accesso al fossato. L'originaria fisionomia del Castello di Noja è andata perduta con il frazionamento della proprietà e le pesanti manomissioni succedutesi. Entrando nell'atrio a sinistra sorge l'edificio del corpo di guardia e, a destra, l'abitazione del castellano che conserva alcuni affreschi e l'imboccatura dei cunicoli che consentivano l'abbandono dell'edificio in caso di pericolo. Il portale di fronte dà accesso a un atrio e allo scalone che conduce agli originari appartamenti ducali. Da qui si possono raggiungere i resti di un bastione difensivo e un residuo dei giardini pensili. Alle spalle di questo edificio si trova l'antica torre normanna di Noja, ormai mozzata. Attorno al perimetro originario del castello, sono visibili ampi tratti dell'imponente fossato di epoca normanna, sul quale si affacciano balconate dalle colonne scandite dallo stemma della famiglia Carafa.
Proseguendo da piazza Umberto I per via Oberdan, sulla sinistra si scorge l'unica fontana ornamentale del paese, detta delle Testuggini. Proseguendo invece in via Carmine vi ritrovate avanti la Chiesa del Carmine, edificata in stile barocco fra il 1587 e il 1636 insieme all'annesso ex convento dei Carmelitani. Il porticato si apre con la facciata costituita da quattro paratie. Ai lati del finestrone centrale ci sono due nicchie che accolgono due santi carmelitani. Il portale d'ingresso è sovrastato da una lunetta su cui è affrescata la Madonna del Carmine. Entrando si ammira subito l'architettura sfarzosa del barocco. Sull'altare centrale settecentesco vi è il quadro della Madonna del Carmine attribuibile all'artista fiammingo Dirck Hendricksz, noto come Teodoro d'Errico. Sono da apprezzare gli affreschi e le tele delle cappelle laterali, in particolare una tela della Sacra Famiglia attribuita a Fabrizio Santafede. Nel 2005, in due grandi nicchie sulla parete di fondo della sagrestia, sono stati rinvenuti due affreschi raffiguranti San Donato vescovo e San Pietro apostolo. Si erge accanto il Palazzo della Cultura, originariamente convento dei Carmelitani Scalzi. L'elegante e lineare facciata neoclassica fu curata dall'architetto Nicola Carelli che la progettò intorno al 1850. La bella struttura è oggi adibita a pubblico contenitore culturale e ospita la Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea.
La Chiesa della Madonna della Lama fu costruita nel 1611 fuori dell'abitato, sul ciglio del letto torrentizio della Lama San Giorgio. Nel 1845 alla chiesa fu affiancato il cimitero comunale utilizzato sino ai primi del '900 e poi abbattuto nel 1940 per far posto al convento agostiniano. La chiesa è nota non solo per essere sede del convento Agostiniano ma è anche fulcro dei riti della Settimana Santa; qui infatti sono custoditi i 10 simulacri in cartapesta leccese di fine '800 raffiguranti i vari momenti della Passione di Gesù Cristo. Sull'altare maggiore ligneo (1980) è posizionato il quadro della Madonna (XV secolo) che, secondo una leggenda, fu trasportato miracolosamente durante un'alluvione sul greto della lama nei pressi della chiesa. Nei sotterranei del Convento annesso sono visibili numerosi ipogei utilizzati nel vecchio cimitero e durante il periodo della Peste del 1815.