IL TERRITORIO DEL GAL SUD EST BARESE

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COMUNE DI ADELFIA

 

adelfiaLe sue origini risalgono al VII secolo d.C. Le sorgenti perenni, esistenti nel luogo in cui fu costruita, hanno dato origine al nome di Acquaviva delle Fonti. Subì l’invasione dei Saraceni, che la devastarono per ben due volte. Nel Medioevo vi dominarono i Normanni, che la fortificarono con un castello. Successivamente fu feudo dei Del Balzo, degli Acquaviva d’Aragona conti di Conversano, dei Colonna, degli Spinelli e dei De Mari. Questi ultimi costruirono, verso la fine del XVII secolo, sui ruderi dell’antico castello normanno, il cosiddetto “Palazzo del Principe”, un magnifico esempio di stile barocco.

 

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Il Comune nasce ufficialmente nel 1927, dall’unione di due piccoli borghi, Canneto e Montrone. Le origini di Canneto risalgono nella seconda metà dell'XI secolo, quando il messinese Giosuè Galtieri nel corso di una campagna militare per la conquista di Bari trovò un canneto dal quale poté approvvigionarsi di grandi quantità di canne, con le quali furono costruite più di 200 capanne necessarie all'esercito nel suo assedio alla città. Montrone sorse nel 982 per via delle sue particolarità adatte al pascolo e al commercio del bestiame. Tra i suoi primi abitanti, vi era un sacerdote bizantino che in una delle tre grotte del luogo dipinse una Natività. I comuni di Montrone e Canneto hanno mantenuto la propria autonomia amministrativa sino al 29 settembre 1927, quando vennero unificati sotto il nome di Adelfia.

 

Il patrimonio architettonico di Adelfia può vantare una singolare duplicità, a cominciare dall'esistenza di due diversi centri storici, sorti a pochissima distanza l'uno dall'altro e svilupparsi nel medesimo periodo (attorno all'anno Mille), ma rimasti fino agli inizi del XX secolo entità separate, ciascuno con propri palazzi nobiliari, con propria sede amministrativa, con proprie tradizioni religiose, con proprie chiese e santi protettori. La stele situata su corso Vittorio Veneto presso l'attuale municipio segnava gli antichi confini. Una volta alle spalle, nella proprietà Catella, era situato il cippo confinario. Le principali testimonianze storico-architettoniche sono pertanto ascrivibili ora a Montrone ora a Canneto.
Tra le principali architetture religiose ricordiamo la Chiesa di Santa Maria del Principio a Montrone (1086) e la Chiesa della Madonna della Stella a Canneto (1186). La Chiesa Madre di Montrone, intitolata a san Nicola di Bari, venne ricostruita attorno al 1711 e consacrata nel 1726; il campanile fu innalzato del 1744 al 1747. Nel 1833 il pittore molfettese Saverio Calò ne affrescò gli interni; nel 1926 il barese Bernardo Caprioli eseguì la decorazione in oro zecchino della parte superiore della chiesa. Vi è contenuta la statua del patrono di Montrone e compatrono di Adelfia, san Trifone martire, opera dell'andriese Riccardo Brudaglio (1783). La Chiesa Matrice di Canneto, dedicata all'Immacolata, fu costruita, consacrata e ampliata tra il 1761 e il 1763. Custodisce le reliquie di san Vittoriano martire, patrono di Canneto e compatrono di Adelfia.
Tra le architetture civili ricordiamo il Palazzo Marchesale di Montrone: costruito nel 1396 dal feudatario Niccolò Dottula, fu ampliato nel 1519 dal patrizio napoletano Giambattista Galeoti e decorato con affreschi di scuola napoletana, rifinito nella struttura attuale nel 1790 dal marchese di Montrone Luigi Bianchi Dottula. La Casina don Cataldo (Castello dei Fascina) a Canneto (XVII secolo), fu costruita dal Nicolai lungo la strada per Bitritto. Il Palazzo Angiuli in via Valenzano a Montrone (fine XIX secolo), affrescato. Nella cappella interna, dedicata all'Immacolata Concezione, si celebra annualmente un concerto ed una messa pro Terra Santa con il patrocinio dell'Ordine del Santo Sepolcro. La Torre normanna di Canneto: costruita da Alfonso Balbiano negli anni dal 1147 al 1153, è alta 19 metri e composta di 4 piani; termina con un coronamento aggettante di archetti pensili su mensole. È stata dichiarata monumento nazionale nel 1920, insieme all'adiacente palazzo marchesale di Canneto.

 

Adelfia è situata a ridosso dei primi pendii delle Murge centrali a circa 13 km dal capoluogo, il territorio comunale ha una superficie di 29 km² raggiungendo l'altitudine massima di 231 m s.l.m. nei territori confinanti con Acquaviva delle fonti e minima di 103 m s.l.m. nei territori confinanti con Bari. Il panorama naturale dominante è in assoluto composto da vigne, molto diffusi sono anche gli ulivi e i mandorli, nella propaggine di territorio che si incunea verso l'interno non è raro incontrare anche roverelle.

 

L'economia adelfiese è basata sulla coltivazione di uve da tavola tradizionali, grazie alla vocazione del territorio e soprattutto alle caratteristiche del terreno. L'antica uva Regina (presente in due diverse varietà locali dette "Mennavacca" e "Pizzutella" per la forma più o meno allungata degli acini) e l'Uva Baresana sono i prodotti che contraddistinguono il comune di Adelfia e che spesso conferiscono maggior redditività rispetto a prodotti commerciali a più larga diffusione. Ci sono anche altre uve, come "Primus" e "Moscato nero", comunque destinate a mercati di nicchia. Negli ultimi anni è la produzione di vino primitivo a valorizzare il territorio, diversi premi nazionali ed internazionali stanno rivalutando il vino prodotto puntando alla qualità ma nello stesso tempo nel rispetto della tradizione, celebre è la convinzione che solo grazie alla valorizzazione del territorio scaturirà un amore per le proprie origini e prodotti della terra. Altra voce rilevante nell'economia cittadina, sebbene in misura minore rispetto agli anni che hanno preceduto l'introduzione della moderna viticoltura, è la produzione olivicola e olearia.

 



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